Dalle S.A.E. del terremoto a un villaggio dove nessuno è solo: nasce la Comunità Abitativa Emergente

Mar 6, 2026 | News, Progetti

Villaggio CAE - Conferenza Stampa

Con il sostegno della Regione Marche, attraverso un fondo europeo, Anffas Sibillini, insieme ad altre quattro associazioni partner, trasforma le abitazioni provvisorie del post-sisma di Pian di Pieca in una comunità abitativa, dove anziani e persone con disabilità possono co-abitare mantenendo la propria autonomia e potendo contare su servizi di supporto diffusi.

La solitudine uccide. Non è una metafora. Studi internazionali dimostrano che vivere senza relazioni significative aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, diabete, demenza e morte precoce. L’Associazione Italiana di Psicogeriatria ha cominciato a usare una parola precisa: epidemia. In Italia, secondo i dati Censis 2025, oltre 8,8 milioni di persone vivono sole, cinque milioni sono anziani over 65, e tra le persone con disabilità grave un terzo è in completa solitudine. Nell’entroterra marchigiano questi numeri pesano ancora di più. È in questo contesto che quasi dieci anni fa, nell’immediatezza del post-sisma, Anffas Sibillini ha iniziato a sognare un villaggio in cui la fragilità potesse essere protetta e supportata attraverso la co-abitazione tra anziani, persone con disabilità, volontari e figure specializzate. Oggi, dopo un lunghissimo lavoro, quel sogno diventa una realtà e ribalta il significato di quella sigla a cui gli abitanti del cratere sismico si sono ormai abituati: a Pian di Pieca di San Ginesio alcune unità del villaggio S.A.E. (Soluzioni Abitative di Emergenza montate dopo il terremoto) si trasformano nel villaggio C.A.E. Comunità Abitativa Emergente. Un progetto che risponde a un diverso tipo di problema sociale. «La solitudine, che affligge in particolar modo le persone più fragili, non arriva all’improvviso», spiega Cinzia Antognozzi, presidente di ANFFAS Sibillini APS che è l’anima del progetto. «Si insinua lentamente, toglie prima la voglia di uscire, poi di telefonare, poi di chiedere aiuto. Noi da anni lavoriamo su questo: far uscire dall’isolamento le persone con disabilità e le loro famiglie, renderle il più possibile autonome e, allo stesso tempo, sostenute da una comunità che le accoglie. Ora tutto questo vogliamo estenderlo anche ad altri tipi di fragilità.»

Il progetto, presentato venerdì 6 marzo con una conferenza stampa a La Casa nel Cuore di Pian di Pieca, è finanziato dalla Regione Marche con risorse del Fondo Sociale Europeo Plus nell’ambito del PR Marche FSE+ 2021-2027 per un totale di 499.954 euro, e coinvolge ANFFAS Sibillini, come capofila, insieme ad altri quattro partner: Meridiana Cooperativa Sociale, ANTEAS Macerata ODV, L’Albero dei Cuori – ANTEAS APS e La Gomena ONLUS.

Oltre ai referenti di queste associazioni – tra cui Marco Scrivani, Nazzareno Tartufoli e Marisa Sensini – e i rappresentanti di alcuni enti e realtà territoriali sensibili al tema – tra cui CSV Marche e AST Macerata –, erano presenti numerosi cittadini desiderosi di conoscere meglio le opportunità offerte dal progetto e tanti volontari che, con le loro preziose testimonianze, hanno contribuito a trasmetterne il valore.

Il Villaggio C.A.E., che oggi diventa realtà, ha radici lontane. Giuseppe Monaldi, consigliere di ANFFAS Sibillini e tra i fondatori dell’associazione, aveva presentato per la prima volta quasi dieci anni fa alle istituzioni regionali e qualche anno fa al Comune di San Ginesio un concept che allora si chiamava Proximus Village. «L’idea di fondo era semplice: non basta un tetto perché ci sia una casa», racconta Monaldi. «Serve una dimensione comunitaria, un vicinato attivo in cui anziani e persone con disabilità possano vivere con la stessa libertà di scelta di chiunque altro, (Come recita la convenzione Onu), sostenuti da chi sta loro vicino e presi in carico anche da un comitato etico. Un luogo in cui possano esprimersi, sentirsi valorizzati, inclusi e soprattutto parte attiva di una rete sociale di comunità. Il Comune di San Ginesio ha capito subito la nostra idea: senza la loro disponibilità e la concessione delle S.A.E., oggi non saremmo qui.»

Il Villaggio C.A.E. coinvolgerà inizialmente delle S.A.E. già libere affidate dal Comune di San Ginesio ad ANFFAS Sibillini. Alcune diventeranno subito abitazioni dove potranno iniziare a sperimentare  anziani soli o persone con disabilità che vogliono vivere in un contesto comunitario senza rinunciare alla propria indipendenza. Una sarà trasformata in Centro di Comunità: un luogo aperto dove incontrarsi, usare un computer, partecipare a un laboratorio, semplicemente stare insieme. «La differenza con una struttura assistenziale è radicale: qui non si viene ospitati, si sceglie di abitare» spiega Antonio Franceschi, coordinatore del progetto. «Non è una residenza per anziani, non è un centro diurno per persone con disabilità. È un vicinato attivo, dove ognuno ha la sua porta e la sua privacy, ma sa che se bussa alla porta accanto troverà qualcuno». Il Villaggio si estende poi in forma diffusa a diciassette Comuni della provincia di Macerata — Macerata, Treia, Belforte del Chienti, Caldarola, Camporotondo di Fiastrone, Cessapalombo, Colmurano, Gualdo, Loro Piceno, Monte San Martino, Penna San Giovanni, Ripe San Ginesio, San Ginesio, Sant’Angelo in Pontano, Sarnano, Serrapetrona, Tolentino — dove chi non vuole o non può spostarsi resta a casa propria ma entra comunque a far parte di una rete di supporto e di servizi diffusi.

A tenere insieme questa rete ci pensano i Maggiordomi di Comunità, tre figure che ogni settimana si muovono sul territorio per offrire servizio e compagnia: accompagnare a una visita medica, aiutare a compilare un modulo, telefonare a un ufficio, o semplicemente ascoltare. «Il maggiordomo non è un badante» continua Cinzia Antognozzi. «È una figura di prossimità che si fa trovare quando serve. Sa il tuo nome, conosce il tuo Comune, ed è lì con te e per te, affinché nessuno si senta abbandonato.» Affiancati ai maggiordomi ci sono tre operatori di trasporto sociale, uno per ambito territoriale, perché in questi luoghi avere un’automobile è fondamentale a gestire qualsiasi tipo di spostamento.

Ma dentro questo progetto risiede una questione ancora più profonda e complessa: quella di tutte le famiglie che crescono un figlio con disabilità intellettiva sapendo che un giorno, quando loro non ci saranno più, quel figlio potrebbe restare solo. Il cosiddetto “Dopo di Noi”. Da anni ANFFAS Sibillini lavora su questo organizzando laboratori che aiutano le persone con disabilità a coltivare i propri ambiti di autonomia e con un progetto di inclusione lavorativa che permetta a ciascuno di trovare una realizzazione professionale secondo le proprie capacità. Ora, con questo progetto verranno attivati anche trenta weekend per lo sviluppo della vita indipendente con pernotto nella Casa nel Cuore, sede Anffas Sibillini, dove sono già presenti appositi appartamenti. Un percorso psicologico accompagna parallelamente i genitori. «Le famiglie hanno bisogno di essere sostenute quanto i ragazzi» aggiunge la Presidente Antognozzi. «Molti genitori hanno dedicato tutta la vita a proteggere i propri figli. Aiutarli a immaginare un futuro autonomo per loro è un lavoro delicato, fatto di ascolto e di tempo.» Ma ciò che rende il Villaggio C.A.E. interessante anche oltre i confini della provincia è la sua replicabilità: nell’area del cratere ci sono oltre sessanta villaggi S.A.E. che si stanno progressivamente svuotando. Strutture già esistenti che presto perderanno la loro funzione originaria. «Con questo progetto dimostriamo che questi villaggi non sono destinati a essere gusci vuoti: possono diventare comunità» conclude Antonio Franceschi. «La solitudine non è un problema privato: è un problema di tutti e che ha bisogno di una soluzione condivisa, di una rete, appunto, proprio come quella che stiamo costruendo».

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